ITALIANO

La lettera mai finita

Il postino di solito arriva di mercoledì verso mezzogiorno
 le tue lettere di Vladivostok mi consegna come la posta segreta.
 Quella bambina  a cui disegnasti le fate racconta che vivi in un castello dorato
 sopra le nuvole.
 L'inverno, il quale sembra essere uscito dalla cartolina, stringe con le sue mani gelide.
 A noi che siamo arrivati dalla provincia nelle grandi città la stazione dei pullman
 è la terra natale più vicina.
 Sogno spesso la vecchia casa.
 Seduto a tavola sta il bisnonno morto, davanti a me, il piatto vuoto.
 Lui disse: "Mangia che così diventi grande".
 Così la tua domanda "Da chi hai imparato ad amare?"
 trasformo nelle mie posate.
 Sta arrivando il periodo di macellare i maiali, il prezzo dei coltelli aumenterà.
 Sulla strada dove camminavi, la lucentezza dei tuoi passi è nascosta nelle vetrine.
 Esco a passeggiare di rado e per colpa di Lidia Markovic guardo il telegiornale perché il suo sorriso vale più della pensione statale.
 Sento la tristezza amara sotto la pioggia d'estate.
 La mia casa è ancora la mia patria. Se esco fuori nel cortile è come se mi trovassi all'estero.
 I regali di compleanno non accetto, perchè assomigliano tanto agli scambi di prigionieri di guerra.
 A Brodarevo non ci sono più Lazovic, vivono là soltanto quelli che portano lo stesso cognome.
 Scrivo sempre di meno però, con molta difficoltà, dimentico le tue poesie.
 Di te ho cantato così tanto che adesso mi capisce soltanto il cuculo.
 Sono sempre convinto che è meglio essere soli che assieme a qualcuno in solitudine.
 Affinchè dubiti, il dubbio è l'unica tua certezza.
 Ruzenka Hrabalova si occupa di me come una sorella.
 Qualche volta si dimentica che non sono un uccello.
 A Krakov mi invita dicendo: "Affrettati, il tè si sta raffreddando".
 Quando ho freddo, ribalto le vecchie fotografie.
 Al telefono rispondo soltanto quando riconosco chi mi chiama.
 Altre notizie - tutto come prima.
 Se mi avvicino al letto trovo sempre qualcosa di tuo.
 Non sposto nulla, accarezzo soltanto.

Traduzione  G. Markovic


LA CURA

Immaginami come fossi
un foglio bianco
Mentre gli altri scrivono
tu dipingi liberamente

Non riesco a sputarti
fuori dal petto

Io sono la malattia che
non fa male

La mia bocca e il mio letto
sono colmi di te

Se vuoi guarire fatti
contagiare un pò da me

Traduzione  G. Markovic

 

 

                                      LA FARINA NELLA SALIERA

Questa, amore, una volta era casa mia
la casa me l’hanno strappata
a me è rimasta una piccola stanza
con una piccola finestra
e la piccola porta

Qui, amore, dormo in piedi
mangio con l'orecchio
ascolto con la bocca
quando sono ben riposato
mi siedo per stancarmi un poco

Quando mi fa male l'occhio
vado dal dentista
quando mi fa male la testa
cerco un veterinario
quando impazzisco
faccio un salto al municipio.

Mangio regolarmente,
la farina la tengo nella saliera
la mia colazione è la notte
l'oscurià il mio pranzo
e faccio attenzione a non ingrassare
i sogni li acquisto con i saldi.

Qui, amore, la morte la chiamano raffreddore
quando manca la corrente vado al cinema
oppure lui viene da me

Ecco, amore, così io fiorisco,
rubo da nulla
per risparmiare qualcosa
per comprare una tenda
per la piccola finestra
per non far vedere agli impostori
come noi diamo vita agli Oblic

Guarda amore come ti osservano gli uccelli …
vedono che ti sto portando nella notte
al monastero di Visoki Decani
per mostrarti il sole

Potevamo prendere la scorciatoia
però il cielo è più sicuro
e meno costoso,
se non arriviamo prima del mattino
arriveremo per la liberazione

Tu vola, amore,
quando ti stancherai
ci siederemo sopra una nuvola
per farti riposare un poco.

Quando voleremo verso il basso
vedrai quanto siamo piccoli
amore

Guarda amore come ti osservano gli uccelli
vedono che ti sto portando nella notte
al monastero di Visoki Decani
per mostrarti il sole

Milos Obilic - l'eroe nazionale Serbo, morto per difendere il regnio serbo contro i turchi nell Kossovo
Visoki Decani - monastero serbo ortodoso in Kosovo

prev. G. Markovic


1 коментара:

Анониман је рекао...
La poesia rispecchia chiaramente e in maniera ironica uno stutus di instabiltà dovuta alla guerra in corso e al doversi adattare ad una situazione non certo consona alla sensibilità del poeta che descrive ogni cosa in maniera diversa da come avrebbe voluto. E' la prima volta che mi capita di esprimermi su una poesia così singolare e la meraviglia è stata nel comprendere un sottofondo di tristezza incredibile che viene ironizzata col dover far comprende l'inverso di ciò vorrebbe non vedere e credere. La malinconia attraversa tutto il canto e lo fa con la gioia di dare alla sua Musa la visione di un mondo nel caos e nella miseria..La farina è nella saliera, dante a proposito diceva:.. "Come è duro calle lo scendere e il salir le altri scale e come sa di sale lo pane altrui". Ma lui poteva solo immaginarlo misto al sale.



LE CILIEGE DELLA CASA DELLO STUDENTE 

 

Tu abiti ancora nella stessa via,
ed io sono rimasto come prima il tuo "Kaciùn"*
colui che scrive le poesie

Scrivo in compagnia della malinconia che mi rode  dentro,
lento, il pensiero a me più caro, vola a te ,
ai tempi quando baciavi un avido studente.

In una stanza umida, pochi vestiti
dove i baci volavano più veloci delle pallottole
in bella compagnia di Kant e di Spinosa
pieni di desideri e pochi averi

Forse non ha nessuna importanza,
sotto il tuo cuscino dormiva Kafka
il sapere acquisivo nel buio della stanza
mangiando le ciliege sopra la tua pancia

Vivono in me ancora quelle nebbie d'estate
quando con Proust facevamo le passeggiate,
una volta mi cucinasti la minestra con acqua piovana
convincesti un tramviere che anche un bottone respira.
Quella notte che ti ho avuta per la prima volta
Vòsdovatz sembrava una centrale elettrica
Con il tuo grido contavo le api
consolavo i collezionisti di lugubri paesaggi .
… finanche i fornai sapevano che ti amavo più di me stesso

Scrivo correttamente con la malinconia che mi rode dentro,
lento, il pensiero a me più caro vola a te
ai tempi quando baciavi un avido studente

Tu eri i week end per gli occhi di un giovane soldato in licenza
i minatori chiamavano le tue gambe – dinamite-,
i postini ti volevano come busta per i telegrammi felici
i maturandi si mettevano sull'attenti mentre passavi
e sapevano a memoria le formule della piramide e del cilindro
come conferma della tua identità i poliziotti volevano come  timbro le tue labbra
tutti ti ronzavano attorno come zanzare
ti voleva l’elite della trascorsa guerra,
il tuo sorriso era un biglietto d’aereo assicurato per la felicità
come i falchi bianchi ti invidiavano le rocce
ma, tu amavi solo me

Tu abiti ancora nella stessa via
ed io sono rimasto come prima il tuo "Kaciun"
colui che scrive le poesie

Ancora le ombre come le lucciole volano intorno a te
Napoleone per me  allora era un fanciullino,
come devoto monaco sempre nelle mie preghiere,
mandavo Kundera a comprarci  un panino 
ti portavo tra i denti, ti mangiavo con gli occhi
i candelabri erano la mia guida  nelle notti,
con te ero la Nazione invasa dalla felicità,
ero il tuo passaggio a livello segnalato da una candela,
ero il soldato russo a cui la ragazza cecena,
 cuciva   “panzir”* con la sua anima
ero la giostra e il tuo accordatore di chitarra
consolavo i pescatori che ritornavano con le barche vuote

per te che avevi le lacrime più grandi delle biglie
pescavo gli annegati negli occhi delle cassiere stanche.
i tuoi passi gemevano come i bambini di genitori separati
i tuoi seni profumavano di rivoluzioni rimaste senza coscritti,
portatori di aquile bianche e  barbieri erano i nostri guardiani,
anche i cosmonauti sapevano che amavo solo te.

Scrivo correttamente con la malinconia che mi rode  dentro,
il pensiero a me più caro vola a te lento
ai tempi quando baciavi uno studente affamato

L’epigrafe incorniciata di un bambino tanto atteso
uguale al dolore per la nostra separazione
non ci sono addolorati, nemmeno testimoni
l'arcobaleno è volato via per l'ultima volta dai tuoi occhi

- Non dimenticarmi
  Dicesti
- Causa di forza maggiore
- Ricordati di me

- la vita è soltanto un numero offuscato
- guarda il cielo
- dai un bacio alla mamma
- abbi cura di te
- l' amore è come il canto delle rondini morte
 - non era destino, caro mio.


mentre scrivo l'indirizzo, metto il francobollo
lo sguardo mio si ferma
nel giardino pubblico sulla nostra panchina vicino alla “ Sava”*
come una volta  vedo la ragazza bionda
da te ha preso in prestito il sorriso ed un corpo stellato
da me le mani, gli occhi e la fronte
come d'incanto spariti tutti i pensieri in una corona di fiori
ammettilo amore,  sembrava  uscita da uno da uno dei nostri libri

Scrivo correttamente con la malinconia che mi rode  dentro,
il pensiero a me più caro vola a te lento
ai tempi quando baciavi un avido studente


traduzione G. Markovic




   panzir - abito
   Sava - fiume Sava


2 коментара: 

 

Анониман је рекао...
Forse per me questa è la più bella lettera d’amore in poesia che io abbia mai letto.
Анониман је рекао...
meravigliosa :-)

LA LUNA NUOVA SU ZOCISTE 


Oggi
la signiora Jankovic
che tu neanche conosci,
per la tua felicità
ha acceso
una candela,
per te,
nel monastero Zociste
che nemmeno avrai mai
sentito nominare

Lei,

che mai ti ha incontrata
lontanu mile miglia
ha visto il tuo viso
sorridente
dentro la fiamma,

avete parlato tanto

in una lingu perduta,
fino al silenzio
poi lei ha detto:
una luna nuova
si è affacciata,
ma e sparita all'istante
appena avete pronunciato
il mio nome
 

 

Traduzione G. Markovic 

 

GONDOLA

LEI, MIA VENEZIA,
MIA DEA TALARE
GONDOLA SULLA MIA TESTA
IN CUI GALLEGGIANO BACI
ADDORMENTATI,

FARFALLA, MAJORETTE CON ANIMA
DI CERBIATTA CULLATA DALL'ERBA;
COME NON BACIARLA COSI,
E SVELARE LE NUVOLE;
LEI AMA IL SOLE, LUNEDI NELLA NOTTE.

LEI SI CHE SA,
DAI RINTOCCHI DELLE CAMPANE
DELLA VECCHIA CHIESA
FEDERE DI CUSCINI
CUCIRE D'INSONNIA

LEI SI CHE SA,
VOLARE
SULLE CIME INNEVATE
PORTANDO IL MIO NOME
SCRITO SUL VESTITO PIU BELLO

SOLITUDINE
BRAMOSIA DELLE SUE CAREZZE
AFFIDA, AI TIGLI IN VIA DEL POETA CVIJIC;
CALDE MANI, PIù DELLA SABBIA
SULLA SPIAGGIA DI LUSCINO
ED IO MI LASCIO ANDARE.

MARINAIO A MARZO
RACCOGLITORE DI MIMOSE,
SUO PAGANINI
ASPETANDO
ACCANTO AL MONUMENTO
I SUOI BACI

MI PARLERA' CON GLI OCCHI
SPERANDO CHE IL GIORNO SI ALLUNGHI
SOTTO GLI ARCHI DEL DUCALE;
LE SUE PAROLE SALIRANNO
AMAVO JESENJIN
ORA AMO SOLO TE.
FORSE NON LA SENTIRO',
LE MIE MANI, LE MIE LABBRA
CAPIRANNO.

Traduzione G.Markovic